La ritenzione del respiro
In Sanscrito, la parola kumbhaka significa “trattenimento del respiro”.
Deriva dalla parola kumbha, che significa “un vaso”, che può essere vuoto o pieno. Kumbhaka può essere, quindi, di due tipologie.
La prima è “antar kumbhaka”, o trattenimento interno a polmoni pieni, nella quale il respiro è trattenuto dopo che i polmoni sono pieni d’aria. La seconda è “bahir kumbhaka” o trattenimento esterno a polmoni vuoti, nella quale il respiro è trattenuto dopo espirazione completa. Questi sono i tipi di kumbhaka che possono essere praticati. Esiste anche un terzo tipo che è chiamato “kevala kumbhaka”, o trattenimento spontaneo del respiro, dove il respiro cessa spontaneamente, senza alcuna pratica o sforzo fisico.
La parola kevala o kaivalya significa “ciò che si trova oltre la dualità”. Kevala Kumbhaka è, pertanto, la cessazione spontanea del respiro, che porta oltre la dualità verso lo stato di “samadhi”. Tutte le altre forme di kumbhaka sono note collettivamente come “sahita kumbhaka”. La parola “sahita” significa “combinato con qualcosa”. Sahita kumbhaka comprende tutti gli altri tipi di trattenimento del respiro che sono combinati o indotti dalla pratica. Essi non avvengono spontaneamente: si richiede sforzo per eseguirli. Questi kumbhaka vengono eseguiti per indurre o preparare l’organismo al kumbhaka spontaneo.
Secondo gli Raja Yoga Sutras di Patanjali, il pranayama non è il respiro profondo o il controllo del respiro. È, invece, la cessazione dell’inspiro e dell’espiro, fase nella quale c’è solo kumbhaka. Quando il respiro è controllato in modo da trattenere il respiro, allora si ha pranayama. Perciò, fermare il respiro sia internamente sia esternamente è il significato reale di pranayama.
Benefici della pratica:
- calma il sistema nervoso
- rafforza la forza interiore (tapas)
- purifica le Nadi (canali energetici)
- aumenta concentrazione e chiarezza mentale
- favorisce la Meditazione
Kumbhaka richiede progressione, guida e ascolto. Non è trattenere il fiato a caso, ma fermare il tempo per entrare nello spazio interiore. Quando il respiro si ferma, anche la mente si ferma. Nel vuoto della pausa, nasce la presenza più viva.
Questo è chiamato kumbhaka, quando non c’è espirazione o inspirazione e il corpo è immobile e rimane in quello stato.
Allora vede forme come un cieco, sente suoni come un sordo e sente il corpo come legno.
Questa è la caratteristica di chi ha raggiunto una grande quiete.– Amrita Nada Upanishad verso 13-14–